Bike sharing, a Genova oltre 17mila viaggi in un mese: cresce l’uso delle bici in condivisione

I dati diffusi dal Comune indicano un aumento dell’utilizzo dei servizi di bike sharing dopo l’arrivo di nuovi operatori. L’amministrazione legge il fenomeno come un tassello dell’integrazione con il trasporto pubblico locale, mentre resta aperto il tema della gestione della sosta e della convivenza con pedoni e traffico

A Genova il bike sharing sta guadagnando spazio negli spostamenti quotidiani e i numeri diffusi dal Comune mostrano una crescita evidente nell’ultimo mese, coincisa con l’ingresso di nuovi operatori sul mercato cittadino. Tra il 19 marzo e il 20 aprile, secondo i dati forniti dall’amministrazione, in città sono state effettuate oltre 17.700 corse con le biciclette in condivisione, in un quadro che vede l’ampliamento progressivo della flotta e dell’offerta disponibile.

Il servizio, avviato in una prima fase con BikeBoom nell’aprile del 2025, si è allargato nelle scorse settimane con l’arrivo di Lime il 19 marzo e di Voi il 13 aprile. Il Comune prevede inoltre a breve l’ingresso di altri due operatori, Dott e Ridemovi, con quest’ultimo che dovrebbe introdurre anche motorini elettrici in condivisione. La crescita, dunque, non riguarda soltanto l’uso del servizio, ma anche l’aumento dei soggetti che operano nel settore della micromobilità cittadina.

Per il Comune il bike sharing viene letto come uno strumento complementare al trasporto pubblico locale, soprattutto per coprire l’ultimo tratto degli spostamenti urbani o per muoversi in modo più flessibile in aree dove il traffico rende meno agevole l’uso dell’auto privata. La sindaca Silvia Salis lega questi dati all’esistenza di una domanda reale di mobilità più semplice e immediata, mentre l’assessore alla Mobilità Emilio Robotti richiama il modello di “libera iniziativa regolamentata” introdotto con le nuove linee guida varate a gennaio, sostenendo che il sistema stia dando risultati concreti nonostante la conformazione complessa della città.
I numeri forniti dall’amministrazione mostrano differenze legate anche ai tempi di attivazione dei singoli operatori. Lime, presente da un mese, avrebbe registrato circa 10mila viaggi con una flotta vicina alle 500 biciclette e oltre 2.500 utenti, con percorrenza media di 1,9 chilometri in 12 minuti. Voi, arrivata da pochi giorni, segnala già oltre 1.100 corse e 400 nuovi iscritti. Più lungo il bilancio di BikeBoom, che a un anno dal lancio dichiara una crescita della flotta da 15 a 74 veicoli, quasi 6.600 utenti complessivi e oltre 20mila chilometri percorsi.
Il Comune sottolinea anche l’impatto ambientale del servizio, stimando che nell’ultimo mese i mezzi in condivisione abbiano evitato più di 13mila spostamenti in auto o scooter privati. Sempre secondo i dati diffusi, la sola attività di BikeBoom in un anno avrebbe consentito un risparmio di circa due tonnellate di anidride carbonica. Si tratta di numeri che l’amministrazione usa per sostenere la tesi di una mobilità urbana più sostenibile, anche se sarà il consolidarsi dell’uso nel tempo a dire se il bike sharing potrà davvero diventare una componente stabile degli spostamenti cittadini e non soltanto un servizio utilizzato in modo intermittente o occasionale.
Accanto alla crescita del servizio, resta però anche il tema della gestione degli spazi pubblici. Il Comune richiama infatti gli utenti a un uso corretto dei mezzi, soprattutto sul fronte della sosta, del rispetto dei pedoni e dell’osservanza del Codice della strada. Nell’ultimo mese, sempre secondo quanto riferito dall’amministrazione, sono state gestite 46 segnalazioni che hanno portato a 13 sanzioni per sosta irregolare. Un dato che segnala come l’espansione del bike sharing, oltre a misurarsi con la domanda di mobilità, debba fare i conti anche con il decoro urbano e con la convivenza tra biciclette, marciapiedi, auto e trasporto pubblico.
Più che una “rivoluzione”, dunque, i dati sembrano fotografare una fase di espansione rapida del servizio, ancora in assestamento ma già abbastanza significativa da indicare un cambiamento nelle abitudini di una parte degli utenti. Il nodo, adesso, sarà capire se questa crescita reggerà nel medio periodo e se la città riuscirà ad accompagnarla con regole, controlli e integrazione reale con il resto del sistema della mobilità.
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